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e-Commerce in crescita, ma Italia sotto la media Ue


Aumenta la vendita di prodotti online nonchè il numero dei compratori che scelgono il web per i propri acquisti, ma in Italia gli e-buyer sono molto al di sotto della media europea, circa l’11% dei navigatori. Coloro che almeno una volta in assoluto nel 2008 hanno acquistato un prodotto utilizzando il canale del commercio elettronico sono diventati oltre 5.300.000, crescendo di poco più di 100.000 unità rispetto allo scorso anno. È quanto emerge da una ricerca di Netcomm - Consorzio del Commercio Elettronico realizzata in collaborazione con GfK Eurisko. La situazione è destinata ad evolvere se si considera che il 68% degli intervistati ha dichiarato di volere utilizzare la rete per informarsi in futuro prima di acquistare. In ogni caso è cresciuto notevolmente il tempo passato in rete negli ultimi 12 mesi (+527%).

Secondo i dati elaborati da Netcomm, il valore dell’e-commerce B2C (Business to Consumer) italiano rispetto al resto dell’Europa occidentale rappresenta oggi il 3% (5,914 miliardi di euro su un totale di 130 miliardi di euro). Ma il trend iniziato nel 2007 e proiettato al 2011 con stime fino a 260 miliardi di euro prevede tassi di crescita per l’Italia superiori a tutti gli altri paesi europei e a quello degli Stati Uniti (180 miliardi di euro). Se infatti il valore di Francia, Germania e UK è del 70%, nei prossimi due anni e mezzo l’Italia crescerà del 30%, contro il 25% della Francia, il 20% della Germania e il 10-15% del Regno Unito.

Prerogativa al commercio on line è ovviamente la connessione internet: in Europa è il Belgio a detenere il primato con il 98% della popolazione in rete (banda larga) e l’Italia figura al 52%, sempre secondo la ricerca. A oggi solo Russia e Serbia sono sotto la media europea ma si stima che entro il 2010 oltre il 50% delle famiglie saranno collegate a internet con 15 ore settimanali di connessione per ogni singolo utente. Oggi gli e-buyer europei sono 150 milioni. In questo conteggio viene considerato e-buyer chiunque abbia effettuato almeno un acquisto on line nell’ultimo anno: in Italia gli e-buyer sono circa l’11% dei web user, molto al di sotto della media europea.

Tra il 2004 ed il 2008 in Europa la percentuale di individui che ha acquistato su internet per uso privato è passata dal 22% al 34%. La percentuale di acquisti trasnfrontalieri è invece rimasta stabile negli ultimi due anni, rimanendo invariata intorno al 6-7%. Oggi gli acquirenti cross-border sono circa 30 milioni.

Internet è il canale di vendita che ha registrato il maggior tasso di crescita negli ultimi tre anni (dati Euromonito12008) sempre secondo la ricerca realizzata da Netcomm, che per la prima volta ha messo a confronto l’andamento nazionale rispetto ai principali paesi europei. «Esaminando lo scenario internazionale - commenta Roberto Liscia, presidente del Consorzio - si nota che l’e-commerce ha svolto un ruolo di importante acceleratore per le economie nelle quali ha avuto un maggiore sviluppo, aprendo nuovi sbocchi per l’occupazione e rilanciando settori della produzione e del commercio in mercati prima di allora inaccessibili».

«È, quindi, necessario, se non addirittura urgente, in considerazione della congiuntura economica negativa che stiamo attraversando, abbassare le barriere culturali, causa della sfiducia dei consumatori e delle imprese nei confronti di Internet come canale distributivo; sviluppare le infrastrutture necessarie per la crescita dell’e-commerce e consolidare l’impianto normativo a sostegno di questo settore. Le imprese dal canto loro - ha proseguito Liscia - devono ampliare l’offerta e la visibilità dei prodotti, progettare siti con una customer experience senza uguali, predisporre il sito in più lingue, aumentare gli investimenti pubblicitari negli altri Paesi europei e gestire meglio le opportunità e le interazioni multicanale».

«Da quanto emerge dall’analisi dal nostro osservatorio - ha dichiarato Alessandro Perego, responsabile scientifico osservatorio B2C della School of Management del Politecnico di Milano - nel 2008 l’e-commerce B2C è cresciuto in Italia complessivamente del 18%, con un +50% per l’abbigliamento, +27 per editoria, musica e audiovisivi, +21% per il turismo, +16% per le assicurazioni e +14% per l’informatica e l’elettronica».

In termini percentuali è sempre il turismo ad avere la quota maggiore toccando, da solo, il 55% delle vendite (3.227 milioni di euro) e dove solo la categoria «altro» (ticketing, ricariche, c2c, collezionabili, etc.) sfonda le due cifre con un 21% sul totale e con crescita rispetto al 2007 del 6% (1.246 milioni di euro contro i 544 milioni di euro di informatica ed elettronica, 451 milioni delle assicurazioni, 259 di abbigliamento e 130 di editoria, musica e audiovisivi).Sempre nel 2008 i servizi hanno rappresentato ben il 68% del mercato (turismo, assicurazioni, «altro») mentre il valore medio degli ordini è restato invariato passando dai 247 euro del 2007 a 248 euro.
 

18/5/2009

fonte: lastampa.it

 
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